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24/02/2007 19:24

un videogioco random

* sto ascoltando. Mike Oldfield - Tubular Bells II
...no anzi.. stoppo che sennò mi distraggo.

* sto ascoltando. nulla.

Capita, volendo rispondere a domande quali "da dove veniamo? perchè esistiamo? chi siamo?", il discorso sull'esistenza o meno di una intelligenza superiore tale da creare tutto il creato e dare un certo senso alle cose. Forse non è sempre chiaro il "perchè", ma il punto non è questo, è un altro: un paragone che ho sentito un paio di volte non del tutto calzante ma molto interessante per immaginarsi il tutto può essere quello del ragazzo che gioca a sim city o, meglio ancora a "the sims"; più in particolare è interessante il rapporto che si instaura fra il bravo giocatore di sim city e la vita dei suoi sims. L'idea è quella di una entità esterna dal mondo virtuale che va a creare strade palazzi, insomma influenza in modo più o meno diretto la vita di cittadini appartenenti ad un mondo completamente "altro" fatto, nel suo livello più infimo di sequenze di bit. -A questo punto è ironico pensare come l'uomo qualsiasi va a controllare un mondo astratto "di idee" e non avvenga il contrario-

Questo tipo di paragone non funziona però solo con sim city:
Una qualsiasi situazioine che troviamo in un qualsiasi videogioco risponde ad un mondo, una fisica ed una logica creati a monte da una intelligenza e questi mondi, una volta creati e lasciati vivere si muovono nelle loro perfezioni e imperfezioni creando qualcosa di "sensazionale". Questo soprattutto agli occhi di un piccolo pacman che vede davanti a sè una serie di pallini e continua a mangiarli senza sapere altro.

Pensavo l'altro giorno al libero arbitrio che c'è in super mario land: è vero il giocatore può solo andare avanti per continuare e non puoi prendere e volare, e sei chiuso all'interno di un tempo (mi pare 300 secondi per quadro..) però puoi tranquillamente decidere in tua coscienza di non muoverti per tutto il tempo, di non uccidere tutte le tartarughe e di prenderti il funghetto, crescere e morire all'istante.
Ma vediamo le cose in una situazione un po' paradossale: mettiamo un gioco frutto del caso, pensando al caso come al random totale. Ciò che immaginavo non c'entra nulla con le teorie di Darwin nè ha un senso ben preciso, e non ha una sua posizione molto logica, è solo divertente a pensarsi:


Era una domenica mattina. Non le 10.. le dieci dovevano ancora arrivare. Erano le 2, e il nostro simpatico Michele rientra a casa, accende la sua Playstation one e inserisce un cd originale con la copertina bianca e una scritta in fixedsys "RANDOM".
Si vedono un paio di loghi di case come EA o sierra..caricati a random (insomma..al prossimo riavvio troveremo altri loghi.)  poi un menu con una sola voce "start game". Parte ora un personaggio a caso, che deve muoversi secondo movimenti decisi lì per lì dalla console: in questo caso con sopra vai in alto, con destra ti fermi di botto e con destra e sinistra ti inclini. Poi start per pausa, X per fare fuoco e O per andare più veloce. I nemici sono casuali scelti a random fra tutti i personaggi esistenti, e insomma.. Michele va avanti col gioco finchè non si rompe (o finchè non vince -e anche lo scopo del gioco è casuale-).
Ecco. Ma se michele si rompe? Semplice. Spegne tutto. Non può salvare. No. perchè ogni cosa cambia a caso ad ogni riavvio, un salvataggio non ha senso qui. E ogni volta che Michele spegne la playstation quel mondo particolare muore per sempre, in modo netto.
In ogni mondo qualcosa vivrà qualcosa morrà, qualcosa non funzionerà. Il mondo si blocca, si distorce, può essere piatto, in tre dimensioni, si può andare solo sopra o solo sotto o ovunque, si giocherà senza vedere chisi muove, si giocherà sparando o si giocherà raccogliendo lamponi tutto intorno. A ogni riavvio. E senza possibilità di salvare.

fine del post.
16/02/2007 21:42
14/02/2007 02:36
13/02/2007 10:33
11/02/2007 13:05
09/02/2007 01:28

pensieri sparsi sopra un filo di rame

non dico che è molto strano, però mi piacerebbe dirlo. di mezzo c'è il solito anacronismo, voluto o spontaneo che sia, in cui ti sembra, sarà capitato anche a voi, di essere sì dentro la situazione, ma che ci sia comunque una gap fra il vostro piccolo mondo e i piccoli mondi che vi sono a fianco. E vi chiedete se questa gap è normale o meno, se c'è, e se debba creare sconforto o meno. Per certi versi sei lì che ti sembra di aver capito tutto lì dall'alo, ma concretamente no. concretamente non vuoi accettare di essere lì, in quel momento a quell'età. Sindrome di peter pan? quasi. diciamo, missioni non compiute. che ora non hanno più senso.cui ora dvi porre rimedio in qualche modo. quale? fingendo che vi siano state? cambiando totalmente orientamento? Nè l'una nè l'altra soluzione ti sono spontanee, anzi la raione ti vien davanti e prende il sopravvento, niente più entusiasmi nè emozioni. Può essere questo un modo di viverla? Eppure ogni tanto ti emozioni ancora, senti ancora un'amicizia o un affetto. forse voler cambiare tutto il mondo e il sistema in cui sei per un istante? no. non è quella la soluzione (anche perchè troppo facile.) fattostà che così va e non va. Il mio piccolo mondo è bello secondo i miei confini, i modi in cui credo siano poste tutte le varie relazioni fra persone eventi cause e cose. Poi quando non è più così il piccolo mondo di qualsiasi di noi tende a, non dico crollare, ma a vacillare, a confrontarsi con la realtà. o meglio con le piccole realtà dei mondi altrui.

ora. le vie son due. o seguire il giusto istinto, il feeling la sensazione. oppure, se già sai bene come vanno entrambi pensarla razionalmente e fissarsi di paletti "veri" "obiettivi" per quanto impossibile secondo tutte le possibili scuole di pensiero.

io i miei paletti li ho ben piantati. fissi. attendono solo che qualcuno si tiri giù dalla discesa e faccia questo slalom con un buon tempo e senza troppe penalità. prima che sia troppo tardi.

perchè il tardi esiste. non vale ingannarsi.

quindi un grazie a chi mi sopporta, un vaffaculo a chi mi odia, ma per piacere, continui a farlo e spesso..grazie a chi mi saluta tutti ivgiorni, grazie agli amici, grazie a chi pensa a chi crede ad altro, a chi non credo io, e a quel paese a chi prende in giro, anche se a volte fa bene. però prendere in giro non fa bene. non alla lunga. quando uno sene rende conto. quindi è solo una cazzata farlo no?.
o ci stai dentro, al mio piccolo mondo, intendo, oppure è inutile. parla da lontano come fan tutti. no?.
tanto in alternativa ci perdiamo entrambi.

chiudo dicendo che questo discorso ha tantissimo senso, e che a quest'ora più chiaro di così non si può scrivere. e ci sta pure.

buonanotte :)
05/02/2007 00:10
01/02/2007 18:38

i dati parlano chiaro.

Fin dai tempi più antichi, l'uomo si è spinto ad una costante ricerca sulle ragioni della luce.
La luce infatti affascina i grandi e i piccoli, e ancora oggi nella vita di tutti i giorni è facile rendersi conto di come la luce sia sempre presente: negozi e uffici tengono luci accese anche di giorno.
I dati parlano chiaro. vi è un costante aumento nell'uso della luce, con conseguenziale diminuzione del buio in buona parte del pianeta. Questi dati però ci rivelano anche come gran parte della popolazione terrestre, in particolare i paesi più arretrati e popolosi, si ritrovino invece ad usare pochissima della luce e quindi anche dell'energia disponibile.
Secondo il mio modesto parere è molto forte nell'argomento una lettura in chiave politica in quanto...